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Il valore della fiducia

  • 3 mar
  • Tempo di lettura: 3 min
In ricordo di M.
In ricordo di M.

"Ci sono momenti, nel mio lavoro, in cui il confine tra professione e umanità sfuma completamente. In quegli istanti capisco che non sto offrendo un semplice servizio, ma che sono la custode di un frammento di vita altrui: un intreccio di affetti e fragilità che va maneggiato con estrema cura.

Quando accade qualcosa che mi fa sentire quanto questa 'cura' sia stata preziosa per gli altri, il mio operato si trasforma in qualcosa di unico che va ben oltre il concetto di lavoro inteso in senso stretto."


La storia di M., racconta proprio questo valore inestimabile che dimostra come un legame nato nel dolore possa trasformarsi un profondo attestato di stima.


"Conobbi M. alcuni anni fa, in occasione della perdita della sua amata mamma.

Una persona gentile e pragmatica.

Svolsi il mio lavoro seguendo il mio personale metodo e riuscii a regalare alla adorata mamma di M. un addio che onorasse la sua vita. Nulla di particolarmente eclatante, semplice e discreto, ma sentito ed intenso.

Ricevetti molti ringraziamenti, che ancora conservo con affetto.


Ho incontrato nuovamente M., dopo alcuni anni, ma questa volta in maniera diversa.


Il destino, purtroppo, gli ha riservato una sorte avversa e dopo una sfida durissima ha purtroppo dovuto cedere. Il tempo seppur breve, gli ha dato la possibilità di rendere le cose più gestibili e di gravare il meno possibile sui propri cari, cercando di organizzare prima della sua dipartita quanto poteva e doveva, tra cui anche le proprie esequie.


Sicuramente un gesto che molti considerano ai limiti dell'impossibile, ma che in realtà è un atto di estremo affetto e generosità verso chi si ama, oltre che di profondo coraggio.


"Con una lucidità e forza d'animo fuori dal comune, mi raccontò la moglie, pianificò tutti i dettagli, tra cui per l'appunto il proprio funerale, esprimendo la volontà prima di morire, che a gestire il suo ultimo saluto fossi io, onde poterla sollevare da ogni incombenza pratica e burocratica nel momento più difficile del distacco, proprio come avevo fatto per la mamma.

Quando sua moglie mi contattò, mi disse "Lei è Francesca? Mio marito voleva che mi rivolgessi a lei...", udendo le parole rimasi in silenzio, ricostruì i ricordi e venni pervasa da un profondo senso di responsabilità, come se avessi avuto una sorta di investitura di cui mi sentivo onorata e al tempo stesso ancor più responsabile del mio ruolo: non era un semplice servizio funebre, non era una familiare a dover decidere a chi affidare le esequie del proprio caro, era stata la persona che non c'era più ad aver deciso che per quell'ultimo viaggio dovessi esserci io ad accompagnarlo.


Ci sono casi, nel mio lavoro in ci si sente più vicini, magari per una sorta di affinità, per un ricorrere di coincidenze, in questo caso invece M. mi aveva dato la possibilità di far parte della propria famiglia.


Concluso il lavoro, la moglie mi ringraziò e con gli occhi lucidi, mi disse una frase che porterò sempre con me:

"Ora capisco perché mio marito ha scelto lei".

Silenzio, commozione e gratitudine.


Accogliere le volontà di M. è stato per me un onore immenso."


Francesca Ruffa


M. ci ha lasciato una lezione di dignità e coraggio.

A noi resta il compito di trasformare quella fiducia in un servizio che sia, prima di tutto, un atto di profondo rispetto umano.

 
 
 

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